venerdì, 06 novembre 2009


Ieri ho cercato a lungo la mia auto dove l’avevo parcheggiata il giorno prima.
Ieri sono andata ad un appuntamento che è stato rimandato di una settimana. Credevo fossero già passati sette giorni.
 
 
Stamattina, sebbene in ritardo, mi sono fermata dal mio tabaccaio di fiducia a ricaricare il telefono. Lì ho trovato 5 vigili urbani che giocavano alla nuova lotteria. Erano tutti in divisa. Ho chiesto a voce bassa al proprietario se secondo lui erano in servizio. Ha sogghignato. Allora ho iniziato a fissarli con la mia faccia più seria e chi mi conosce sa quant’è brutta.
Due di loro si sono resi conto. Hanno abbassato gli occhi e poi li hanno rialzati per controllare che non fosse un errore. Il mio sguardo livido era sempre lì.
Uscendo li ho trovati che risalivano in macchina e ci siamo guardati.
Voglio sperare che un pensiero, uno solo, sia passato nella loro mente : Ci Odiano.

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giovedì, 22 ottobre 2009

Looking for O.

Ha un costante sorriso sdentato, ti da’ la mano appena gliela chiedi, salta sulla sedia quando gli dai un gelato con lo stecco, grida di gioia quando scopre una bicicletta in garage.
Cerca Age ogni momento possibile e lei corre da lui appena fatti i compiti.
E’ stato fantastico quando, nei giorni scorsi, l’ha cercata in giardino e l’ha vista lungo la strada che porta al fiume. Le è corso incontro e l’ha abbracciata forte.
 
Sere fa ha fatto una cosa abbastanza grave.
Ha aperto la portiera mentre l’auto era in corsa.
La sua nuova madre si è molto spaventata e arrabbiata.
Quando è tornato a casa è corso subito in camera sua. Lei lo credeva offeso, invece si è cambiato, ha piegato tutti i suoi vestiti, ha appeso il suo giubbotto all’appendiabiti dopo averlo chiuso con la zip. A quel punto l’ha chiamata per farle vedere che era stato bravo. Per farsi perdonare.
 
Dev’essere una bella persona, lo sento. Siamo stati molto fortunati.

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sabato, 10 ottobre 2009

Waiting for O.

Ecco, ci siamo. E’ in arrivo il nuovo bambino dalla vocetta allegra, che sale sui mobili, sugli alberi e si riempie di lividi, che piange se mama va a fare la spesa, che colora bene e mangia come un profugo. Lo aspettiamo da settimane e adesso sembra davvero che ogni documento sia in regola.
Io ho già fornito le direttive per i cibi da preparare la sera del loro arrivo, pur non avendo il pass per la cucina. Age raccoglie vecchi giochi e libretti, porta suoi vecchi peluche nella nuova cameretta. Io ho preso due giorni di ferie e lei uno dalla scuola. Siamo tutti in grande fermento. Sono state settimane in cui il sangue sembrava impazzito dentro le vene, notti in cui non ho dormito bene, ho sognato che lo perdevamo e non lo trovavamo più. E non è figlio mio. Ma questa casa è di tutti e me lo immagino rotolarsi per le scale, correre fuori nei campi e sconvolgere la calma assoluta che regna qui. Nel bene e nel male. Al massimo scapperemo via, ho pensato, qualche giorno verso nord, a recuperare spazio e silenzio. Nel frattempo Age a scuola scrive, di sé.
 
Mi chiamo Age e sono nata in Ancona il ventisette marzo del 2000.
Ora abito a F. una piccola frazione vicino al fiume. Io sto in campagna, in un posto stupendo in mezzo alla natura e ai campi. La mia casa era un convento.
Io sono alta e un po’ cicciotta, i miei capelli sono di lunghezza media e di color castano chiaro, sono mossi. I miei occhi sono marroncini e a mandorla. Il mio carattere è dolce, ma a volte sono un po’ agitata. Sono anche saggia. Adoro il risotto con la zucca e il dolce al cioccolato.
Mi rende triste quando le persone, gli animali e la natura vengono maltrattati e non osservati. Mi rende molto felice quando vedo delle persone all’opera per poter migliorare il mondo non distruggendo la natura. Mentre mi fa arrabbiare quando le persone distruggono le cose di Dio. Ritengo giusto che alcune persone aiutino chi ne ha bisogno, mi fa soffrire vedere i maltrattamenti agli animali. Posso andare fiera di me perché credo nell’amore della natura.
 
Ecco chi ti aspetta.

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giovedì, 24 settembre 2009

Dopo ventanni mi sono arresa.
Nel giro di dodici mesi ho maturato una decisione inusuale per me, quella di  smettere di lottare per il modello migliore.
Mi adeguo insomma alla tendenza sociale delle nuove generazioni.
Mi assento dalla vita degli altri tanto quanto nessuno partecipa alla mia.
E allora niente più confidenze, nessuna condivisione della quotidianità familiare o sociale. Resteranno rari spazi goliardici per lo più politici o calcistici.
Niente di vero, di reale, di concreto. Niente che rimanga nella mente o nei cuori.
Perchè quando una persona non sa neppure dove andrà in vacanza il collega di sempre, a due giorni dalle ferie, allora davvero qualcosa non va.
E' il loro modello, lo so. Lo è sempre stato. Non posso negarlo.
In questi anni ho solo desiderato che fossero diversi.
Devo averlo anche sperato.
Ho combattuto questo modello ogni giorno della mia vita lavorativa.
Con pazienza e lealtà, con determinazione e sincerità.
Forse ho anche raggiunto grandi risultati.
Ma ora qualcosa è cambiato.
Il silenzio dilaga. A volte con accenni di creudeltà.
Forse si tratta di semi-generazioni che si scontrano e si allontanano per forza di gravità, forse nelle vite degli altri c'è tanta più tristezza che non nella mia, forse ci annoiamo reciprocamente, forse è soltanto finita, come accade spesso alle storie.
In ogni caso, mi sono adeguata. E quindi nessuno sa più cosa succede nella mia vita.
Mi chiedo se avranno notato questo cambiamento, questa assenza di notizie, questo velo lasciato cadere sopra ogni cosa. Non lo so e non mi importa.
In me, solo una cosa è una vera certezza. Quando è finita è finita.
Così domani non andrò al lavoro. E avviserò, con uno scarno sms.


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mercoledì, 16 settembre 2009


Age è cambiata.

Raduna giocattoli e vecchi calzini.
Non dice a cosa servono, ma si preoccupa se vengono spostati o se scompaiono dalla sua vista.

Dev'essere successo qualcosa.

Forse il ritorno dall'Ucraina.
Forse le prime foto del bambino con gli occhi azzurri e le gambette secche.





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mercoledì, 09 settembre 2009

Age 9,5

Sono partiti quasi un mese fa, loro che non partono mai, neppure per un giorno, loro che non volano in aereo, loro che al massimo vanno a cena il sabato sera nello stesso ristorante, raramente al cinema e mai a teatro. Sono partiti  con la grande motivazione di adottare un bambino, loro che avrebbero potuto tranquillamente fare un figlio nei diciotto anni di matrimonio. Sono partiti e da un mese vivono in una metropoli ucraina con uffici dipartimentali che non aprono, o fanno festa, o propongono schede di bambini già adottati (a loro insaputa, evidentemente): Li hanno anche spediti a 900 km da lì per incontrare un potenziale bambino di sette anni per poi scoprire, dopo 4 giorni di frequentazione, che le due sorelle naturali non hanno mai firmato la liberatoria, né mai lo faranno.

In questo momento sono in attesa di vederne un secondo, più giovane, che vive in un Istituto vicino alla città. Segno che il governo, volendo, qualcosa di meglio può fare, riconoscendo la vergogna.

Sono partiti non in perfette condizioni fisiche. Capita quando si ha una certa età. L’attesa però è stressante. Le settimane sono trascorse senza che accadesse nulla e la qualità delle giornate ha iniziato a diventare come quella dell’esule forzato che non sa dove andare, del turista bloccato in hotel da un colpo di stato, del venditore che ha esaurito i nominativi e non ha incassato un soldo. I rapporti si fanno tesi, le medicine sono finite. Il disappunto è grande, dopo la devastazione di un’esperienza andata a vuoto.

Noi, quelli che sono rimasti a casa, rassettiamo le stanze, badiamo al gatto, portiamo il cane dal veterinario, laviamo le loro auto impolverate, compriamo nuove piante laddove le altre sono improvvisamente morte e aspettiamo. Attendiamo con ansia il ritorno, la conclusione, la sostanza del viaggio. Un po’ preoccupati per la futura convivenza nella casa a due piani, con passaggio interno e giardino in comune. Osserviamo i segni del destino come fossero un oracolo e lanciamo le monete dell’Hi Ching per capire cosa succederà, nel caso  il viaggio non andasse a buon fine o in caso contrario.

Tra tutti, Age che osserva in silenzio. Ne comprendiamo l’ansia, da principessa ereditaria di ogni cuore. E la incitiamo ad ascoltare il racconto, a seguire gli eventi, a immaginare il futuro.

Ma quando le facciamo notare che non ha cugini da alcun lato, che potrebbe invece avere compagnia per giocare, per andare al mare, nella buona e nella cattiva sorte della vita, lei - serafica - risponde : io sto benissimo da sola…

 


postato da: CrepesSuzette alle ore 14:10 | link | commenti (1)
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lunedì, 07 settembre 2009

 

 

Ad un funerale sono stata presentata come

"La Mia Migliore Amica".

Ne ho sentito addosso tutta la responsabilità...


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martedì, 25 agosto 2009

Stanotte ho sognato di avere una tenerissima storia con F.Corona.

Eravamo in una grande casa, a tanti piani e con tante ale.

Era tutto un trovarsi, perdersi, cercarsi, vergognarmi.

 


postato da: CrepesSuzette alle ore 13:40 | link | commenti (2)
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lunedì, 24 agosto 2009

 

Mi ricordo di te quell’ultima volta.

Stavi sulla collina con un decespugliatore in mano.

Io passavo col cane e lo caricavo in macchina.

Io ti guardavo. Tu mi guardavi.

Non pensavo fossi tu.

Che accidenti ci facevi con un decespugliatore in mano a ripulire un parco pubblico? Ti sapevo in bancarella a vendere magliette.

E io ? Che c’entravo lì, così distante da casa mia, con un cane nero dai lunghi capelli al guinzaglio?

Ho continuato a guardarti, piegando la testa contro il vetro della macchina e tu eri sempre lì ad osservare. Sarei dovuta scendere a controllare. Ci saremmo abbracciati e baciati con la solita energia. Ci siamo sempre voluti un gran bene. Anche quando incontravi mia madre al mercato e la salutavi con calore. La presentavi a tutti come una che sarebbe potuta essere tua suocera. La mettevi sempre in imbarazzo, ma la facevi ridere. Eri così divertente e anche un po’ irreale nel tuo grande affetto.

 

Invece non mi sono fermata. Due giorni dopo sono partita per un viaggio e solo molto tempo dopo ho saputo che eri morto d’infarto in quegli stessi giorni.

Non ti ho potuto salutare, ma avrei voluto.

 

Ieri, dopo tanti anni dalla tua scomparsa, mentre osservavo certe farfalle che mi giravano sulla testa nel prato di casa, così come fanno ogni estate in quel preciso punto del giardino, mi sei venuto in mente.  Mi piace pensare che questi giocosi animali che sembrano scherzare con me e i miei capelli tutti gli anni, possano essere gli spiriti di persone allegre che non ci sono più.

E tu saresti una di loro.

 

Accidenti, se solo quel giorno mi fossi avvicinata di più. Se solo avessi vinto la timidezza e fossi scesa a guardarti meglio, con la mano sugli occhi a coprire il riverbero del sole. Avremmo avuto il nostro ultimo saluto.

 


postato da: CrepesSuzette alle ore 13:38 | link | commenti
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sabato, 22 agosto 2009

Stanotte ho sognato Barack Obama che ripuliva un tratto di spiaggia. Io e la Regina Elisabetta commentavamo soddisfatte l’iniziativa dall’angolo di un muro.

Lei aveva le braccia nude e io l’accarezzavo con affetto. Lei mi toglieva le mani da dosso, ma non era arrabbiata.

Qualche settimana fa invece ho sognato il cielo pieno di lucine bianche, come tantissimi aerei in transito. Ero sbigottita per come non andassero tutti in rotta di collisione. Poi le lucine hanno lasciato il posto ad altre lucine a forma di elicottero. Infine sono sparite e all’improvviso è comparsa tutta la Via Lattea, poi una nebulosa con dietro tanti pianeti di diversi colori, i soliti pianeti insomma, ma tutti insieme. Ero esterrefatta, il sogno più bello che abbia mai realizzato, tecnicamente parlando. E non avevo fumato niente!

Lo Svedese commenta sempre allo stesso modo. Ma perché non dormi e basta?

 

Ho fatto una colonscopia difficile e per la quale mi hanno addormentata. Il miglior sonno della mia vita.

Il dottore, quando è tornato, ha detto “signora mia, lo credo che sta male”, la sonda non è passata. Dovremo fare altri esami.

Ho fatto di mia iniziativa una lastra all’anca e hanno trovato una macchia al femore.

Possibile infarto osseo e devo fare una Tac coxofemorale.

Lo Svedese sconcertato da tutti i miei strani malanni, non ultimo il viaggio in Liguria per effettuare una innovativa Litocalsia articolare, commenta.

Una malattia normale mai? E anche, se non facevi tutti questi esami e non sapevi nulla, non era meglio?

 

Cerco un sicario per lo Svedese dei miei Sogni ;-)


postato da: CrepesSuzette alle ore 17:58 | link | commenti
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