Sono partiti quasi un mese fa, loro che non partono mai, neppure per un giorno, loro che non volano in aereo, loro che al massimo vanno a cena il sabato sera nello stesso ristorante, raramente al cinema e mai a teatro. Sono partiti con la grande motivazione di adottare un bambino, loro che avrebbero potuto tranquillamente fare un figlio nei diciotto anni di matrimonio. Sono partiti e da un mese vivono in una metropoli ucraina con uffici dipartimentali che non aprono, o fanno festa, o propongono schede di bambini già adottati (a loro insaputa, evidentemente): Li hanno anche spediti a
In questo momento sono in attesa di vederne un secondo, più giovane, che vive in un Istituto vicino alla città. Segno che il governo, volendo, qualcosa di meglio può fare, riconoscendo la vergogna.
Sono partiti non in perfette condizioni fisiche. Capita quando si ha una certa età. L’attesa però è stressante. Le settimane sono trascorse senza che accadesse nulla e la qualità delle giornate ha iniziato a diventare come quella dell’esule forzato che non sa dove andare, del turista bloccato in hotel da un colpo di stato, del venditore che ha esaurito i nominativi e non ha incassato un soldo. I rapporti si fanno tesi, le medicine sono finite. Il disappunto è grande, dopo la devastazione di un’esperienza andata a vuoto.
Noi, quelli che sono rimasti a casa, rassettiamo le stanze, badiamo al gatto, portiamo il cane dal veterinario, laviamo le loro auto impolverate, compriamo nuove piante laddove le altre sono improvvisamente morte e aspettiamo. Attendiamo con ansia il ritorno, la conclusione, la sostanza del viaggio. Un po’ preoccupati per la futura convivenza nella casa a due piani, con passaggio interno e giardino in comune. Osserviamo i segni del destino come fossero un oracolo e lanciamo le monete dell’Hi Ching per capire cosa succederà, nel caso il viaggio non andasse a buon fine o in caso contrario.
Tra tutti, Age che osserva in silenzio. Ne comprendiamo l’ansia, da principessa ereditaria di ogni cuore. E la incitiamo ad ascoltare il racconto, a seguire gli eventi, a immaginare il futuro.
Ma quando le facciamo notare che non ha cugini da alcun lato, che potrebbe invece avere compagnia per giocare, per andare al mare, nella buona e nella cattiva sorte della vita, lei - serafica - risponde : io sto benissimo da sola…
Ad un funerale sono stata presentata come
"La Mia Migliore Amica".
Ne ho sentito addosso tutta la responsabilità...
Stanotte ho sognato di avere una tenerissima storia con F.Corona.
Eravamo in una grande casa, a tanti piani e con tante ale.
Era tutto un trovarsi, perdersi, cercarsi, vergognarmi.
Mi ricordo di te quell’ultima volta.
Stavi sulla collina con un decespugliatore in mano.
Io passavo col cane e lo caricavo in macchina.
Io ti guardavo. Tu mi guardavi.
Non pensavo fossi tu.
Che accidenti ci facevi con un decespugliatore in mano a ripulire un parco pubblico? Ti sapevo in bancarella a vendere magliette.
E io ? Che c’entravo lì, così distante da casa mia, con un cane nero dai lunghi capelli al guinzaglio?
Ho continuato a guardarti, piegando la testa contro il vetro della macchina e tu eri sempre lì ad osservare. Sarei dovuta scendere a controllare. Ci saremmo abbracciati e baciati con la solita energia. Ci siamo sempre voluti un gran bene. Anche quando incontravi mia madre al mercato e la salutavi con calore. La presentavi a tutti come una che sarebbe potuta essere tua suocera. La mettevi sempre in imbarazzo, ma la facevi ridere. Eri così divertente e anche un po’ irreale nel tuo grande affetto.
Invece non mi sono fermata. Due giorni dopo sono partita per un viaggio e solo molto tempo dopo ho saputo che eri morto d’infarto in quegli stessi giorni.
Non ti ho potuto salutare, ma avrei voluto.
Ieri, dopo tanti anni dalla tua scomparsa, mentre osservavo certe farfalle che mi giravano sulla testa nel prato di casa, così come fanno ogni estate in quel preciso punto del giardino, mi sei venuto in mente. Mi piace pensare che questi giocosi animali che sembrano scherzare con me e i miei capelli tutti gli anni, possano essere gli spiriti di persone allegre che non ci sono più.
E tu saresti una di loro.
Accidenti, se solo quel giorno mi fossi avvicinata di più. Se solo avessi vinto la timidezza e fossi scesa a guardarti meglio, con la mano sugli occhi a coprire il riverbero del sole. Avremmo avuto il nostro ultimo saluto.
Stanotte ho sognato Barack Obama che ripuliva un tratto di spiaggia. Io e
Lei aveva le braccia nude e io l’accarezzavo con affetto. Lei mi toglieva le mani da dosso, ma non era arrabbiata.
Qualche settimana fa invece ho sognato il cielo pieno di lucine bianche, come tantissimi aerei in transito. Ero sbigottita per come non andassero tutti in rotta di collisione. Poi le lucine hanno lasciato il posto ad altre lucine a forma di elicottero. Infine sono sparite e all’improvviso è comparsa tutta
Lo Svedese commenta sempre allo stesso modo. Ma perché non dormi e basta?
Ho fatto una colonscopia difficile e per la quale mi hanno addormentata. Il miglior sonno della mia vita.
Il dottore, quando è tornato, ha detto “signora mia, lo credo che sta male”, la sonda non è passata. Dovremo fare altri esami.
Ho fatto di mia iniziativa una lastra all’anca e hanno trovato una macchia al femore.
Possibile infarto osseo e devo fare una Tac coxofemorale.
Lo Svedese sconcertato da tutti i miei strani malanni, non ultimo il viaggio in Liguria per effettuare una innovativa Litocalsia articolare, commenta.
Una malattia normale mai? E anche, se non facevi tutti questi esami e non sapevi nulla, non era meglio?
Cerco un sicario per lo Svedese dei miei Sogni ;-)