Se prendi una pagina nuova e pensi di riempirla di parole invece che di biscotti lo stomaco, ti trovi di fronte alla stessa ingenua questione. Cosa c’è che non va.
Va tutto bene, la quotidianità impazza ed è popolata di gente senza livore e piena di attenzioni.
Se dovessi scrivere l’ultima pagina cosa diresti a tutti loro. Ci pensi già da qualche tempo, da quella domenica di grande affaticamento in cui hai pensato che c’è sempre un giorno in cui tutto comincia a finire. Inizia con un momento di difficoltà, oppure con una grande scoperta, una rivelazione, che ti trafigge la mente e crea un tale sconquasso da mettere in moto ciò che, contro di te, giace in attesa.
Potrai solo confermare che ogni momento, telefonata, caffè, e-mail, sigaretta, sguardo, sorriso o carezza sulla nuca è stato vissuto con grande attenzione e che un miliardo di pensieri sono andati componendosi in questi anni nella loro direzione. E che ben pochi avranno avuto un pubblico così folto, così partecipe, così addolorato, così variegato e così composto.
Non vi sarà modo migliore di dire grazie.
